Ma quando è nata la prima rete mobile che oggi ci aiuta molto?

Oggi con la quarantena dovuta al covid19 possiamo superare la monotonia grazie alla tecnologia dello smartphone, Tablet o PC e il tutto connesso grazie alla rete dati mobile. Ma come è nata la rete mobile?

Tutto è nato in Giappone, nel lontano 1979 dove nacque la prima rete mobile commerciale. Era la rete 1G, la prima rete considerata di prima generazione, sviluppata e inaugurata dalla Nippon Telegraph nell’area urbana di Tokyo. La linea chiaramente era di base analogica che usava frequenze radio sopra i 150 MHz e utilizzata solo per comunicazione a voce, imponendo però l’utilizzo di un solo utente per volta (ovvero uno doveva aspettare che l’altro finisse di parlare).

Negli anni ’80 altri paesi presero in considerazione questo standard di trasmissione, sviluppandolo e creando altri sistemi tra cui il conosciuto TACS (total access Communications System). In Finlandia nel 1991 nasce la seconda generazione mobile, ovvero il 2G, aggiungendo la novità della crittografia delle trasmissioni e una velocità maggiore della rete 1G. Ma non solo; questa nuova rete 2G permette anche di collegare più utenti in contemporanea nella stessa banda di frequenza (rete CDMA) e questo porta alla novità dei primi SMS.

La rete 2G per dieci anni fù la novità vera e propria delle comunicazioni, portando allo standard GPRS e all’invio e alla ricezione di pacchetti di dati ad una velocità di 50\60 Kbits in trasmissione.

Torniamo così in Giappone, nel 2005,dove ancora si sviluppa una nuova generazione di trasmissione mobile: la rete 3G dove si conosce per la prima volta la tecnologia UMTS, tecnologia che sfrutta le conoscenze e lo sviluppo del sistema CDMA e della rete 2G. Qui aumentano le bande di frequenza, si possono utilizzare anche quattro bande tutt’oggi conosciute, le bande da 850, 900, 1800 e 2100 MHz portando notevoli guadagni anche ad altri Stati tra cui anche quelli europei con aste di assegnazione ai primi operatori di telefonia Mobile (Tim, Omnitel, Blu, ed altri dell’epoca). Grazie alla tecnologia UMTS si sono raggiunti velocità di connessione importanti, fino a 21 Mb/s e connessioni sempre più stabili e fluide, anche se non ben distribuite. Dalla generazione 3G è poi stata una evoluzione continua, fino all’attuale rete 4G dove si comincia già a divulgare la tecnologia MIMO che permette di scambiare dati più velocemente grazie all’incremento di antenne. Nel giro di pochi anni, lo sviluppo impetuoso dell’industria dei contenuti in streaming, del gaming online e con la nascita dell’Internet of Things, inizia ad emergere il vero limite della rete 4G, ovvero la latenza (cioè il tempo che intercorre tra la richiesta di un dato e il suo effettivo arrivo allo smartphone dell’utente). Questo porta all’evoluzione ulteriore della rete, il 4,5G, detta anche LTE che porta la velocità massima di download fino a 500 Mb/s, ma la maggior parte delle offerte commerciali italiane sono state limitate a 150-300 Mb/s. Ma oggi si parla di tecnologia mobile 5G, una tecnologia molto controversa a quanto pare, in quanto richiede un aumento delle antenne ed una vicinanza tra loro molto inferiore a quelle attuali e che porterebbero frequenze e portate maggiori di quelle attuali. Il grande vantaggio del 5G, quindi, è la sua flessibilità e alla sua tecnologia adaptive beam switching che permette a gli smartphone 5G di saltare da una frequenza all’altra migliorandone così la potenza del segnale e la velocità dati. Ma non solo, aiuterebbe gli operatori di telefonia mobile a gestire meglio l’utenza con velocità intorno ai GB/s reali con una latenza (ritardo) bassissima. Insomma, al di fuori dell’emergenza attuale, stiamo scoprendo come questa tecnologia può esserci utile ad affrontare anche questi momenti, nelle ricerche o nella comunicazione tra noi, non isolando ed escludendo nessuno anche se in questo momento ci si chiede se tale tecnologia non sia nociva per noi e per altri esseri viventi